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Vadym Kholodenko

vadym kholodenko

MERCOLEDÌ 19 APRILE 2023 20.30

TEATRO AUDITORIUM MANZONI

 

VADYM KHOLODENKO pianoforte

 

Prokof’ev         Quattro Pezzi op. 32

Schubert          Sonata in mi bemolle maggiore D 568

Tre Klavierstücke D 946

Prokof’ev         Sonata n. 7 in si bemolle maggiore op. 83

 

PIANO ricercato

 

Al suo debutto a Bologna, il pianista ucraino accosta le due anime, salottiera e drammatica, di Schubert e Prokof’ev, grandi Maestri che sembrano guardarsi a distanza di un secolo

 

Nato a Kiev, Vadym Kholodenko è tra i pianisti più dotati della sua generazione, vincitore di prestigiosi concorsi fino alla consacrazione nel 2013 con il Premio “Van Cliburn”, che lo ha lanciato internazionalmente in recital e come solista con le orchestre più prestigiose, dalla Royal Philharmonic all’Orchestra del Mariinskij. Diapason D’Or nel 2018 per la sua incisione delle Sonate di Skrjabin, Kholodenko è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e di nuovi accostamenti programmatici, e anche qui a Bologna affianca due autori che, nati a distanza di circa un secolo, sono ovviamente lontanissimi nella concezione musicale. Strano artista, Schubert, idealmente lontano dal Biedermeier viennese, rifiutato e condannato alla sorte dell’eterno Escluso, del Wanderer che tanto bene ha saputo tratteggiare nelle sue pagine meno apprezzate all’epoca, come le sonate. Ma altrettanto desideroso di essere accolto da quella stessa società, che invece ne apprezza la copiosissima produzione di brani di più facile e immediato ascolto, come gli Improvvisi, ai quali possiamo accomunare i Tre Klavierstücke D 946 (letteralmente: “pezzi pianistici”) proposti da Kholodenko in questa serata. Pensiamo adesso a Prokof’ev: acclamato pianista in tutto il mondo ma poi, in patria, travagliato dalle vicende storiche e politiche del suo paese, travolto nella sua ricerca dalle richieste del realismo socialista, emarginato e poi faticosamente riammesso al comune mondo della musica alla fine degli anni Trenta, e infine, quasi per una beffa del destino, morto proprio lo stesso giorno di Stalin, il colpevole delle sue disgrazie artistiche. Le luci della ribalta, da un lato, e la tragedia della seconda guerra mondiale sono rappresentati nei due brani prescelti da Kholodenko. Da un lato i Quattro pezzi op. 32, commissionati dagli editori americani sull’onda del successo del pianista. Dall’altro la più celebre delle cosiddette “sonate di guerra”, la n. 7, dove l’uso percussivo del pianoforte, e in particolare il travolgente Precipitato conclusivo, ribadiscono la sofferenza di quel terribile momento.

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SANDRINE PIAU soprano

JÉRÔME CORREAS clavicembalo e direttore

LES PALADINS

CLAIRE SOTTOVIA violino

YUNA LEE violino

BENOIT BURSZTEJN viola

MAGDALENA PROBE violoncello

FRANCK RATAJCZYK contrabbasso

BENJAMIN NARVEY tiorba e chitarra

 

Georg Friedrich Händel

Da Ariodante: Ouverture et Marche

Da Lotario, Air d’Adelaide: “Scherza in mar la navicella”

Da Giulio Cesare in Egitto, Récitatif: “E pur così in un giorno”

Da Giulio Cesare in Egitto, Air de Cléopatre: “Piangerò la sorte mia”

Concerto grosso in la minore op. 6 n. 4

Da Alcina, Air de Morgana: “Credete al mio dolore”

Sonata in sol maggiore op. 5 n. 4

Da Rinaldo, Air: “Il Vostro Maggio de beiverdi”

Da Alcina, Air de Morgana: “Tornami a vagheggiar”

 

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